Il bambino comunica prima di saper padroneggiare il linguaggio?
La risposta a questa domanda è SI.
Il bambino è capace di comunicare intenzionalmente i propri desideri, bisogni e scopi utilizzando una varietà di gesti e vocalizzi. Il neonato infatti, è socialmente responsivo ma è anche socialmente attivo. In particolare, il pianto, il sorriso e l'espressione facciale del piccolo hanno un effetto sulle persone che se ne prendono cura, e vengono di norma interpretati come indicatori di disagio, gioia o piacere. Fin dai primi mesi di vita l'interazione faccia - a - faccia tra il bambino e la madre appare caratterizzata da sincronia, contingenza, coordinazione e alternanza di turni, tutte caratteristiche che rendono gli scambi madre - bambino armoniosamente sincronizzati dal punto di vista dei comportamenti motori, vocalici ed espressivi della madre e del bambino. Negli scambi precoci madre - bambino si realizza una comunicazione espressiva o affettiva, cioè la comunicazione riguarda la diade stessa piuttosto che un argomento o tema esterno alla coppia. Questa è la fase della comunicazione preintenzionale, in cui il bambino viene trattato come partner comunicativo dall'adulto ma non è ancora tale in forma intenzionale.
La comunicazione intenzionale compare verso la fine del primo anno di vita (9-10 mesi circa) e rappresenta la tappa davvero cruciale dello sviluppo comunicativo del bambino.
In uno studio della fine degli anni '80, alcuni autori hanno individuato dunque queste due fasi nello sviluppo prelinguistico, e precisamente.
1) fase PRE-INTENZIONALE: in cui il bambino produce comportamenti (pianti, sorrisi, vocalizzi, ecc...) che possono assumere il valore di segnali per l'interlocutore adulto ma che non hanno ancora questo valore. Ad esempio, quando il neonato o il lattante piange disperato perchè ha fame o sonno e la madre accorre per nutrirlo o confortarlo, l'adulto non ha dubbi nell'interpretare il pianto come segnale di disagio e nell'agire di conseguenza, ma il bambino non è consapevole di produrre, piangendo, un segnale comunicativo;
2) fase INTENZIONALE, in cui il bambino sa produrre comportamenti che hanno per lui/lei valore di segnali, e li produce al fine di soddisfare i propri scopi o i raggiungere particolari obiettivi. Ad esempio, egli indica con il dito una bottiglia di acqua poggiata sul tavolo, guardando alternativamente la bottiglia e la madre finchè quest'ultima interviene per dargli da bere, interpretando il gesto come una richiesta.
La comparsa dell'intenzione comunicativa si fonda sulla capacità di padroneggiare la nozione di "agente", ovvero riconoscere gli esseri umani come soggetti autonomi, capaci di attivarsi per soddisfare una varietà di scopi, sia propri che altrui.
Ma dunque qual è la relazione tra comunicazione prelinguistica fin qui illustrata e l'acquisizione del linguaggio? In quale misura le conquiste compiute dal bambino nelle diverse fasi dello sviluppo comunicativo fungono da precursori per la successiva comparsa del linguaggio?
Gli studiosi si differenziano fra loro optando per una spiegazione che privilegia la continuità o piuttosto la discontinuità. Secondo i più recenti studi, le diverse fasi dello sviluppo comunicativo ci portano a c aratterizzare la conquista del linguaggio come un processo lento e graduale, al quale contribuiscono altre capacità cognitive e sociali dell'individuo sia preesistenti che concomitanti alla comparsa del linguaggio.
In generale dunque possiamo affermare che il bambino possiede delle capacità comunicative anche prima di parlare. Vediamo ora quali sono gli strumenti a sua disposizione.
Il sorriso socialeEsistono due patologie dell'età evolutiva che si differenziano per lo sviluppo comunicativo. L'autismo e la Sindrome di Down sono caratterizzate da un profilo comunicativo specifico. L'autismo è caratterizzato da un deficit specifico nell'attenzione condivisa e nella comunicazione dichiarativa, mentre nella sindrome di Down vi è una specifica difficoltà a livello della produzione vocale che viene compensata da un maggior ricorso alla comunicazione gestuale e in particolare ai gesti referenziali.
Il deficit comunicativo nel bambino con autismoLO SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE PRIMA DEL LINGUAGGIO.
Comunicare senza parole:
Sorriso sociale
Suoni, vocalizzi e lallazioni
Gesti comunicativi
Comunicazione non verbale nello sviluppo atipico:
Deficit comunicativo nel bambino autistico
Sviluppo comunicativo nel bambino con sindrome di Down