All’epoca del primo compleanno, il bambino pronuncia le sue prime parole: è un evento molto atteso dalla sua famiglia ed è accolto con entusiasmo!
Per alcuni bambini, l’apprendimento di nuove parole è talmente rapido che viene spesso indicato dagli psicologi come "esplosione del vocabolario"; per altri l’incremento è più graduale, senza accelerazione. Il piccolo sembra aver colto il principio secondo cui "tutte le cose hanno un nome" e, quando non conosce il nome di qualcosa lo chiede all’adulto. A questa età, infatti, molti giochi che i piccoli amano fare con i genitori o i coetanei ruotano intorno all’attivit à di denominare oggetti, persone, animali, parti del corpo, colori...
Al secondo compleanno, in media il vocabolario di un bambino contiene fra le 140 e le 440 parole: le differenze individuali sono dunque considerevoli. L’espansione del vocabolario prosegue negli anni successivi fino all’età adulta (il lessico di una persona di cultura media è composto da circa 60.000 parole!!!!).
La produzione delle prime parole segna il passaggio dalla comunicazione gestuale e vocale pre-linguistica alla comunicazione verbale vera e propria. Esiste una continuità tra la lallazione e la prima produzione di parole, cosicché intorno ai 9-10 mesi la maggior parte dei bambini produce le cosiddette protoparole cioè suoni simili a parole. Fra gli 11 e i 13 mesi compaiono invece le parole che vengono utilizzate in contesti specifici (routine di gioco, di cura...).
Di cosa parlano i bimbi quando producono le loro prime parole?
Gli studiosi hanno individuato 2 categorie principali: i nomi degli oggetti (scarpe, giocattoli, chiavi...) e le parole funzionali che servono invece a regolare l’interazione sociale ("ciao!", "no!" ,"non c’è più!", "finito!"). Inoltre, come accade per i gesti comunicativi, anche le parole passano da un uso non-referenziale a un uso referenziale (processo di decontestualizzazione), che porta il piccolo a comprendere la natura arbitraria della relazione che collega i suoni ai loro referenti. Questo passaggio conferisce alle parole lo status simbolico e consente al bambino di realizzare alcune importanti operazioni: a) generalizzare il significato delle parole a nuovi esemplari dei loro referenti; b) sovra-estendere il significato delle parole; c) apprendere rapidamente nuove parole e incrementare così il proprio vocabolario.
Sebbene tutti i bambini imparino a parlare, vi sono comunque differenze e stili individuali. Esistono in primo luogo differenze nel ritmo con cui il bambino raggiunge le principali tappe dello sviluppo linguistico. Ad esempio, la comparsa delle prime parole, che in media si colloca fra gli 11 e i 13 mesi, in alcuni casi può verificarsi precocemente (a 8 mesi) o più tardivamente (a 18 mesi). Anche il ritmo di espansione può variare considerevolmente: a 20 mesi il vocabolario di un bambino di livello socioeconomico medio può variare tra un minimo di 1, 5, 22 parole ad un massimo di 404, 415 e 628 parole diverse. In media il numero di parole a 20 mesi è di 150 parole.
In comprensione, a 8-10 mesi alcuni bambini non comprendono nessuna parola mentre altri ne comprendono ben 200! La media di parole comprese a questa età è di circa 30.
Infine differenze analoghe si ritrovano anche nelle prime combinazioni di parole e nel ritmo di sviluppo della grammatica.
Interessanti differenze esistono anche nei percorsi di sviluppo ovvero nello stile con cui i piccoli imparano a parlare. Una studiosa americana, Katherine Nelson (1973), ha individuato due stili: referenziale ed espressivo. Nello stile referenziale, i nomi sono più del 50% delle parole prodotte, mentre lo stile espressivo include soprattutto pronomi, nomi propri e formule usate per regolare l’interazione sociale (ad esempio: "vai via!", "non si tocca", "che succede?"). I bambini con stile referenziale, secondo la Nelson, hanno uno sviluppo lessicale più veloce, mentre i bimbi con stile espressivo sono più rapidi nell’ apprendimento della sintassi. Entrambi gli approcci sono presenti nel normale apprendimento del linguaggio, ma i bambini possono differire nel grado a cui ricorrono nell’applicare l’uno o l’altro stile. Ciò dipende da variabili socio-demografiche come il sesso, l’ordine di nascita, il livello socioeconomico...
I dati delle ricerche italiane sugli stili individuali dei nostri bambini non sono ancora così ricchi come quelli statunitensi e non possiamo nemmeno generalizzare i loro risultati poiché italiano e inglese sono due lingue molto diverse fra loro sotto vari aspetti.
Anche la fine del secondo anno di vita, come abbiamo accennato all’inizio, si caratterizza come una tappa importante nello sviluppo del linguaggio. Verso i 18 mesi si assiste infatti a due fenomeni concomitanti: l’esplosione del vocabolario e la comparsa delle prime combinazioni di due o più parole. Esiste una relazione fra questi due aspetti dello sviluppo del linguaggio.
Lo sviluppo lessicale è un pre-requisito per il successivo sviluppo sintattico e quindi si ipotizza pertanto una relazione causale e temporale tra i due processi. La soglia minima di parole necessaria per la comparsa delle prime combinazioni è stata fissata dagli studiosi a 50 parole: ciò significa che i bambini più precoci nello sviluppo lessicale, saranno anche più svelti nella produzioni di frasi.
Finora la nostra attenzione si è concentrata sulla capacità di produzione verbale del bambino. La comprensione invece è un fenomeno più precoce ma assai più difficile da rilevare rispetto alla produzione. A 8-10 mesi i bambini italiani, comprendono in media 30 parole diverse e arrivano verso i 18 mesi a comprenderne circa 215. Gli stessi bimbi in media producono tra 1 (quelli 8-10 mesi) e 54 parole (quelli di 18 mesi). Quindi le parole comprese sono numericamente superiori rispetto a quelle prodotte.
Non sembra esserci un rapporto diretto fra produzione e comprensione nel ritmo con cui si apprendono le parole; infatti alcuni bimbi comprendono molte parole ma ne producono poche, altri invece comprendono un numero di parole piuttosto basso ma possiedono un vocabolario consistente in produzione. Alcuni studiosi però sostengono che la comprensione di parole in una determinata fase dello sviluppo è legata alla produzione di parole nella fase successiva: questo significa che la comprensione ha capacità predittiva sull’ampiezza del vocabolario prodotto in età successive. Quindi le due abilità avrebbero ritmi differenti ma tuttavia collegate l’una con l’altra.
Tra i 19 e i 30 mesi il vocabolario del bambino si arricchisce enormemente sia in produzione che in comprensione. Il numero medio di parole prodotte passa da 54 a 18 mesi a 130 a 21 mesi, fino ad arrivare a 441 parole diverse a 30 mesi di età. In questo medesimo periodo la comprensione aumenta così rapidamente che diventa impossibile chiedere al genitore di rilevare tale incremento.
LO SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE PRIMA DEL LINGUAGGIO.
Comunicare senza parole:
Sorriso sociale
Suoni, vocalizzi e lallazioni
Gesti comunicativi
Comunicazione non verbale nello sviluppo atipico:
Deficit comunicativo nel bambino autistico
Sviluppo comunicativo nel bambino con sindrome di Down