Importanza delle regole.
Nella pratica quotidiana, il medico si trova costantemente coinvolto in situazioni che comportano l'adozione di regole e codici di comportamento, nel rispetto di questioni etiche, deontologiche e medico-legali. Una rigorosa attenzione a tali aspetti appare particolarmente necessaria laddove la pratica professionale ha a che vedere con popolazioni fragili, quali minori, anziani e persone cognitivamente compromesse. In tali ambiti, gli aspetti etici possono diventare dilemmi in quanto mettono in competizione esigenze etiche, legali ed organizzative, in assenza di riferimenti normativi legali e deontologici definiti.
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Importanza delle regoleNel complesso rapporto fra medico e paziente affetto da demenza, aspetti come la comunicazione della diagnosi, il rilascio dei dati, la valutazione delle capacità, il consenso informato, etc. possono rappresentare terreno fertile per l'emergere di conflitti etici e medico-legali. L'aderenza ai noti principi cardine dell'etica biomedica – "rispetto per l'autonomia", il diritto del paziente competente a prendere decisioni circa la propria vita, "beneficialità", l'obbligo morale del clinico ad agire per il bene del paziente, "non maleficenza", l'obbligo morale di non arrecare danno al paziente, "giustizia", l'equità nell'accesso alle risorse per la salute – costituisce anche nella gestione del paziente affetto da demenza un punto di riferimento irrinunciabile.
Negli ultimi decenni, il rapporto medico/paziente è andato delineandosi attraverso il progressivo abbandono del ruolo paternalistico del medico ("so io quel che è meglio per te"), e dalla trasformazione del ruolo del paziente da oggetto di cure a soggetto di cure (medicina orientata al paziente ed alla persona). L'importanza del tenere in conto l'opinione del paziente ha di conseguenza spostato l'obbiettivo finale della cura verso l'impegno non più solo di curare le malattie o di prevenirle ma di costruire la salute complessiva dell'individuo e della comunità (psicologia della salute). Non essendo quindi solo il corpo malato l'oggetto dell'intervento, il benessere si allarga a tutte le componenti della persona e diventa soggettivo.
Il miglioramento della qualità della vita (nel malato e nel sano) secondo una percezione esclusivamente individuale è quindi diventato l'obiettivo prioritario: la salute non è solo l'assenza di malattia o d'infermità ma uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale (OMS).
Ecco quindi che l'approccio biomedico ha gradualmente lasciato il posto ad un approccio biopsicosociale. Questo approccio è, infatti, in grado di inglobare al suo interno aspetti della vita non necessariamente collegabili alla salute fisica ma ad un benessere globale comprendente anche reddito, stili di vita e relazioni interpersonali.
Il concetto non è nuovo, tanto da avere interessato filosofi come Aristotele, Platone, Socrate ed Epicuro che ponevano il concetto di felicità al centro delle loro preoccupazioni, tuttavia esso si è reso indispensabile a partire dal ventesimo secolo, a causa del radicale miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e del progresso tecnologico, responsabili di un sostanziale progresso delle cure mediche e dell'allungamento della vita, anche in presenza di patologie più gravi.
Tutto ciò ha condizionato una presa di coscienza sulle responsabilità etiche professionali del clinico, ben riassunte dai 3 punti seguenti:
RICERCA SCIENTIFICA
Studi scientifici sulla demenza, sui rapporti tra paziente e famiglia, paziente e caregiver in generale mostrano la malattia...