Invecchiare significa ridefinire la propria immagine, la propria identità personale e sociale e accettare nuovi ruoli (Cesa-Bianchi, 2003). Troppo spesso stereotipi negativi sulla vecchiaia influiscono sull'immaginario collettivo dell'anziano. Considerare una persona "anziana" a sessantacinque anni comincia a suscitare qualche perplessità in virtù del fatto che molti dei sessantacinquenni di oggi sono persone dinamiche e ancora produttive. Il periodo della vecchiaia, negli ultimi tempi si è nettamente differenziato in due grandi periodi (Baltes & Smith, 2003). La terza età che corrisponde a una fase attiva della vita nonostante il ritiro dall'attività lavorativa che comporta per la maggior parte delle persone la perdita della centralità relazionale e sociale. La soglia della terza età si colloca appunto intorno ai 65 anni. La quarta età, che si colloca invece intorno ai 75/80 anni, è la vecchiaia propriamente detta ed è il momento che rappresenta il rischio di una maggiore fragilità e dipendenza da altri. E' evidente quindi che l'universo dell'anziano può essere molto diverso dagli stereotipi e pregiudizi ancora fortemente presenti nella nostra cultura.
Non bisogna dimenticare che la vecchiaia costituisce uno stato che dipende dall'intreccio di dimensioni biologiche, psicologiche e sociali di un processo di invecchiamento che si svolge durante tutto il percorso di vita. Spesso viene descritta in termini di crescente preoccupazione per i costi in aumento che gli anziani pensionati rappresentano per il sistema economico e di sicurezza sociale, ma l'invecchiamento è in primo luogo una conquista della società moderna dove migliori condizioni economiche, sociali e igienicosanitarie insieme ai continui progressi della medicina hanno contribuito nel tempo ad aumentare l'aspettativa di vita.
Il senso di questo lavoro ci conduce ad indagare cosa significa oltrepassare la soglia dei 65 anni dal punto di vista degli anziani stessi individuando le dimensioni rilevanti attraverso cui si articola il loro atteggiamento nei confronti della vecchiaia. Per la realizzazione della ricerca sono stati contattati 99 soggetti anziani di età variabile (minimo 65, massimo 92 anni ; età media 74 anni e quattro mesi), tutti residenti in ambiente urbano, e ben bilanciati rispetto al genere (42 uomini e 57 donne), alla fascia d'età (56 « giovani anziani » , fino a 75 anni, 43 « grandi anziani »oltre i 75 anni) e al livello d'istruzione (il 46% ha una scolarità uguale o inferiore ai 8 anni, il 54% oltre gli 8 anni). Lo strumento utilizzato è stato un questionario composto da 36 item su una scala Likert a 4 punti che indaga gli atteggiamenti nei confronti:
Lo strumento presenta anche un differenziale semantico per valutare le componenti affettive nei confronti della vecchiaia e una sezione dedicata ai dati socio-demografici.
Per quanto riguarda l'analisi delle componenti valutative-cognitive dell'atteggiamento degli intervistati nei confronti dell'invecchiamento un dato interessante riguarda il ruolo di alcuni fattori socio-culturali. L'età cronologica influisce solo in minima parte; infatti, i grandi anziani hanno un atteggiamento leggermente più negativo nei confronti della possibilità di continuare ad essere attivi anche dopo il pensionamento rispetto ai giovani anziani e manifestano più difficoltà nella relazioni con i giovani sentendosi in generale più soli e trascurati. Dal punto di vista affettivo, i grandi anziani percepiscono un minor senso di capacità e efficacia personale e un maggior senso di preoccupazione nei confronti della vecchiaia rispetto ai giovani anziani.
Indipendentemente dall'età, giovani e grandi anziani manifestano un atteggiamento positivo nei confronti della vecchiaia in termini di potenzialità, atteggiamento che è però influenzato dal livello socio-economico. I dati evidenziano che coloro che hanno un livello socio-economico medio-alto ravvisano maggiori potenzialità dell'essere anziano rispetto a coloro che dichiarano un livello medio-basso (avere più tempo per se stessi e per la famiglia, la sensazione di essere un utile risorsa per il futuro). Inoltre, anche avere un atteggiamento propositivo non risente del fattore età, ma del livello di istruzione: coloro che hanno una scolarità minore o uguale a 8 anni hanno un atteggiamento più negativo nei confronti della vecchiaia e manifestano uno spirito di iniziativa più scarso (invecchiare comporta una perdita di entusiasmo e una mancanza di progetti per il futuro).
I risultati di questa ricerca sottolineano alcune differenze tra giovani e grandi anziani ma ciò che emerge con maggior forza è che il processo di invecchiamento pur essendo assolutamente inevitabile come fenomeno biologico, è profondamente influenzato nel suo divenire dagli stili di vita adottati durante tutto l'arco della nostra vita. Questo dipende in parte da noi e in parte dalle opportunità che la società offre.
E' importante individuare fin dall'età pensionabile quali potrebbero essere le problematiche relative alla motivazione delle persone anziane -con o senza disabilità- nell'adottare uno stile di vita attivo e diffondere la consapevolezza della rilevanza di strategie preventive che mirino all'invecchiamento attivo e alla inclusione sociale di questa popolazione anche in età anziana più avanzata (vedi ad esempio gli interventi che promuovono l'apprendimento permanente).
In definitiva, si tratta di dare il giusto spazio agli aspetti positivi dell'invecchiamento, indipendentemente dall'età cronologica e dai limiti che essa impone, per poter individuare fattori non solo biologici ma anche socio-culturali che possano permettere agli individui che invecchiano di continuare a fronteggiare i problemi e agire con successo nel contesto di vita rafforzando competenza, aspirazioni (intese come propositi per il futuro) autonomia e indipendenza che possono rappresentare funzioni motivanti positive per il benessere dei nostri anziani.
Cesa-Bianchi M. (2003) Giovani per sempre? L'arte di invecchiare. Ed. Laterza
Baltes P.B. , Smith J. (2003)New Frontiers in the Future of Aging: From Successful Aging of the Young Old to
the Dilemmas of the Fourth Age. Gerontology 49,123-135
RICERCA SCIENTIFICA
Studi scientifici sulla demenza, sui rapporti tra paziente e famiglia, paziente e caregiver in generale mostrano la malattia...