La ricerca
Nel periodo marzo/maggio 2008 è stata effettuata, a Bologna, presso la RSA Giovanni XXIII una ricerca su un gruppo di anziani di età compresa tra 80 e 93 anni e affetti da demenza (principalmente di tipo Alzheimer e vascolare) di grado severo, coinvolti in un ciclo di sedute di gruppo con Metodo Validation.
Il progetto all'interno della struttura è stato coordinato da alcuni responsabili che hanno il compito principale di formare e condurre i gruppi terapeutici.
La metodologia.
È stato scelto un protocollo testistico che consiste nella somministrazione di:
Il MMSE è servito per determinare il grado del deterioramento mentale dei partecipanti, anche se ai fini del lavoro svolto è stato più importante il punteggio attenuto dalla somministrazione del NPI ad alcuni operatori addetti all'assistenza di base, che fornisce una misura globale dei disturbi comportamentali, cioè di quei disturbi che VT ha lo scopo di limitare in quanto a gravità e frequenza, per permettere in prima istanza alla persona, ma anche a chi si prende cura di lei, un'esistenza più serena. Tale somministrazione ha messo in luce ansia, aggressività, apatia, agitazione motoria quali problematiche comportamentali prevalenti.
Successivamente si è proceduto alla raccolta delle informazioni biografiche sui partecipanti, tramite un'intervista strutturata, proposta da Feil, ai parenti più stretti. La raccolta di queste informazioni è molto utile, sia perché permette di conoscere meglio i partecipanti al gruppo, sia perché dà l'opportunità di inquadrare meglio e comprendere in modo più preciso le loro parole e i loro comportamenti.
Una volta raccolte le informazioni biografiche, sono cominciati gli incontri del gruppo con cadenza settimanale, per un periodo di circa 7 settimane. In genere è usanza dare un nome al gruppo che si riunisce, perché può servire come riferimento per gli anziani. Questo è stato chiamato dalla conduttrice "Gruppo delle cento primavere".
Il periodo di terapia di gruppo solitamente ha una durata di circa tre mesi; questo è, infatti, il periodo di tempo che generalmente occorre per ottenere dei risultati apprezzabili sul versante dell'emotività e del comportamento. Per esigenze di tempo è stata effettuata una nuova rilevazione con il NPI dopo il periodo di 7 settimane, quindi verso la metà del percorso terapeutico. Con questa nuova somministrazione è stato possibile osservare che una modificazione era effettivamente già avvenuta.
I risultati.
Come si può notare (cfr Tab. 1), i valori sono considerevolmente ridotti rispetto ai risultati della prima somministrazione dei test sia per i disturbi del comportamento sia per lo stress degli operatori.
| CASO | ETA' | FASE DISORIENTAMENTO | MMSE | NPI disturbi comp. PRIMA | NPI disturbi comp. DOPO | NPI stress caregiver PRIMA | NPI stress caregiver DOPO |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| CASO 1 | 83 | 3 | n.s. | 18 | 6 | 3 | 3 |
| CASO 2 | 85 | 2 | 14 | 29 | 6 | 4 | 4 |
| CASO 3 | 83 | 2 | 13 | 11 | 7 | 5 | 4 |
| CASO 4 | 93 | 2 | 20 | 20 | 8 | 5 | 2 |
| CASO 5 | 80 | 3 | n.s. | 39 | 22 | 20 | 10 |
| CASO 6 | 90 | 2/3 | n.s. | 26 | Allontanato dalla terapia di gruppo, seguito individualmente | 9 | Allontanato dalla terapia di gruppo, seguito individualmente |
Il semplice dato numerico, sebbene diminuito in tutti i partecipanti, non è sufficientemente informativo circa i concreti cambiamenti del comportamento. Infatti, il NPI richiede la valutazione di diversi indici comportamentali che, sommati, forniscono un valore cumulativo; un eventuale miglioramento di tale valore, quindi, da solo non è sufficientemente esplicativo. Per questo motivo si è ritenuta necessaria l'osservazione degli anziani nella loro quotidianità, unita alle impressioni degli operatori che si prendono cura di loro e al confronto con le cartelle cliniche.
I risultati, per quanto limitati e solo parziali, mostrano una possibilità di miglioramento e l'opportunità per gli anziani di vivere in modo più sereno una condizione che, purtroppo, al momento non è ancora risolvibile in via definitiva.
Per gli operatori, inoltre, svolgere un lavoro che possa essere gratificante oltre che efficace rappresenta un fattore protettivo dal rischio del burn-out che, come ben si sa, è una condizione frequentemente presente nell'esercizio delle professioni di aiuto
In relazione all'esperienza svolta all'interno della RSA, non si può negare che gli anziani che hanno partecipato alla terapia di gruppo abbiano avuto dei vantaggi. Al di là dei dati numerici del NPI, che comunque hanno avuto in tutti i partecipanti un certo miglioramento, è evidente dall'osservazione una maggior serenità in ognuno di loro, oltre che il miglioramento delle problematiche comportamentali più persistenti che, va detto, sono un problema per loro e il loro benessere. Validation si presenta molto utile a questo scopo e anche per rendere migliore il lavoro degli operatori all'interno delle strutture.
Il Metodo Validation non può, tuttavia, essere esente da critiche. Infatti, anche se i miglioramenti comportamentali sono chiaramente visibili, anche da parte di un osservatore poco esperto, essi non sono altrettanto chiaramente quantificabili. In effetti, non esiste ancora una scala di valutazione in questo senso, per cui ci sono molte perplessità sull'efficacia del metodo. Risulta, comunque, importante calibrare gli obiettivi alle reali possibilità di successo e recupero delle persone affette da demenza. Al momento non è opportuno avere la speranza, né la presunzione, di clamorosi recuperi delle capacità cognitive. Validation non ha questa presunzione, ma non c'è dubbio sul fatto che dia agli anziani che la sperimentano l'opportunità di vivere più serenamente l'ultima parte della loro vita, specie all'interno dell'istituzione. Tutto sta nel tener presente quali possano essere obiettivi realizzabili ma anche utili per chi si trova in una residenza assistenziale. Partendo dal presupposto che non c'è soluzione definitiva al momento, forse non è così necessario costringere un anziano ad orientarsi per forza nella realtà; può essere che per lui non sia così utile saper dire che giorno è oggi (molti anziani all'interno delle strutture esprimono l'impressione che tutte le giornate siano uguali), così come non lo è cercare di privarlo a tutti i costi delle sue convinzioni, per quanto possano sembrare fuori dal tempo secondo i nostri parametri. Oltre tutto, è un'inutile dispendio di tempo e di energie: entro pochi minuti l'anziano non si ricorderà di ciò che gli è stato spiegato e l'operatore proverà disappunto e irritazione per il tempo che ha appena perso. Se l'anziano è convinto di dover andare a lavorare, oppure che la madre è viva e lo sta aspettando, oppure ancora che il coniuge, in realtà scomparso da tanti anni, sta per andare a fargli visita, non ha senso e non è nemmeno giusto privarlo di queste sue convinzioni, perché molto probabilmente lo aiutano a vivere meglio.
È molto più utile fare in modo che l'anziano liberi il suo sentimento, indagarne le ragioni e fare in modo di accettarlo. Solo così egli si
tranquillizzerà e i comportamenti disadattivi potranno ridursi.
Mantenere il più possibile una certa autonomia, una minima capacità comunicativa, ridurre l'eventuale aggressività e tutti quei comportamenti
che possano nuocere a sé o agli altri e recuperare un rapporto sereno con i familiari che vengono in visita sono obiettivi praticabili per un
anziano in RSA.
Sarebbe opportuno predisporre un piano di formazione adeguato per tutti coloro che lavorano con gli anziani e introdurre Validation in tutte le istituzioni per le problematiche correlate all'anzianità. È auspicabile che questa terapia non rimanga una realtà isolata, appannaggio di poche strutture, ma diventi parte integrante della formazione degli operatori sanitari che si occupano degli anziani e anche dell'organizzazione interna delle strutture preposte. Si è già parlato, infatti, dei dubbi circa l'efficacia di un'ora settimanale di terapia con le tecniche di Validation contro intere giornate passate in un'atmosfera che non è convalidante ma che, al contrario, isola e abbandona l'anziano a se stesso.
Se tutti gli operatori, a partire dagli assistenti di base, sapessero comunicare e approcciarsi agli ospiti in modo convalidante, questi beneficerebbero di un'atmosfera di continuità tra il momento della terapia e tutti gli altri momenti della giornata, traendone sicuramente un giovamento maggiore.
È consigliabile introdurre la cultura di Validation tra il personale delle strutture e dare modo agli operatori di cimentarsi in questa pratica. Non tutti, ovviamente, saranno adatti, ma chi tra loro si dimostra tale dovrebbe essere sostenuto dall'organizzazione nella sua formazione, sia teorica che sul campo, affinché sia poi possibile lavorare con gli ospiti della struttura in modo efficace.
Infine, sarebbe opportuno trovare un protocollo standardizzato per misurare e verificare i risultati ottenuti nel tempo. Occorrerebbe, quindi, intensificare i lavori di ricerca, estendendoli a tutte quelle strutture che si occupano della presa in carico di persone anziane affette da demenza, al fine studiare in modo più approfondito e di verificare la metodologia, le tecniche e i reali esiti nel miglioramento della qualità di vita delle persone in cura.
Naomi Feil, dopo anni di esperienza in questo campo, in cui ha fatto di Validation parte integrante della sua pratica lavorativa quotidiana, è convinta dell'efficacia di questa terapia. Sono, infatti, documentate delle esperienze in cui VT si è dimostrata realmente efficace, sia per chi ne fa la pratica quotidianamente sia, soprattutto, per coloro che la ricevono.
In conclusione, la speranza è che, in futuro Validation faccia parte delle terapie indirizzate a chi è affetto da demenza al pari di altri metodi, già universalmente riconosciuti, grazie alla creazione di un protocollo standardizzato che verifichi e giustifichi risultati che sono già una realtà tangibile in diverse strutture.
RICERCA SCIENTIFICA
Studi scientifici sulla demenza, sui rapporti tra paziente e famiglia, paziente e caregiver in generale mostrano la malattia...