LE 10 REGOLE D'ORO DI ASSOMENSANA PER STUDENTI E NON
Mezzo milione di studenti ha necessità di poter contare sulla massima prontezza mentale per apprendere, memorizzare e saper esporre una miriade di dati e concetti.
FONTE: di Redazione
Puntuali come le tasse, all'esordio dell'estate, spuntano come i funghi i consigli per chi deve affrontare gli esami di maturità.
In questi giorni, mezzo milione di studenti ha necessità di poter contare sulla massima prontezza mentale per apprendere, memorizzare e saper
esporre una miriade di dati e concetti. Tuttavia i giovani sono sottoposti a un bombardamento di formule magiche forgiate nella bottega di molti
"addetti ai lavori": chi propone pillole miracolose per avere una buona memoria e chi consiglia cosa bere e mangiare per rimanere vigili e
attenti, facendo riferimento a studi scientifici e strillando di aver trovato finalmente la soluzione al problema di come aumentare attenzione e
concentrazione. Tante sono le aziende e tante sono le raccomandazioni, un mare magnum in cui si rischia di perdersi anche tra notizie spesso
contraddittorie.
Facciamo il punto della situazione!
Innanzitutto, specifichiamo che le facoltà cognitive (memoria, attenzione, concentrazione, ragionamento, problem solving e così via) non sono il
frutto della presenza/assenza di un solo fattore, ma il risultato di un approccio e di un atteggiamento verso lo studio più complesso e articolato.
L'efficienza delle funzioni cognitive è un processo molto più composito rispetto a ciò che viene proposto con formule magiche ristrette a una
singola pratica. L'essere umano non è solo "corpo", bensì un "mondo" formato da tante dimensioni diverse: genetiche, nutrizionali,
soggettive, psicologiche, relazionali, sociali.
Saperlo e sapere come queste operano sull'espressione cognitiva del cervello permette di affrontare nel migliore dei modi gli esami, vivendo il
fatto con un approccio positivo su tutti i fronti, senza farsi soverchiare da stress e negatività.
Migliorare le prestazioni cognitive si può: perché non provarci?
Le 10 regole d'oro di Assomensana per studenti e non
- Ossigeno;
- Zucchero;
- Sali minerali;
- Grassi (buoni), che vengono trasportati dal sangue.
Di conseguenza, bisogna:
- Praticare un'attività fisica aerobica, senza stressare l'organismo oltre le sue capacità, in modo da ottimizzare il metabolismo. Allo scopo,
è sufficiente fare ginnastica libera, nuoto, corsa oppure una passeggiata a passo sostenuto per 45 minuti al giorno. Il movimento ossigena il
cervello, regola il metabolismo basale, allenta le tensioni (che possono sovraccaricare il sistema e diminuire la concentrazione) e rilascia
ormoni che danno la sensazione di benessere e quindi incentivano l'ottimismo e la motivazione.
- Alimentarsi adeguatamente, con cibi ricchi di sostanze antiossidanti (frutta e verdura in primis) e di omega-3 (pesce, noci, olio
extravergine d'oliva, di girasole e di lino); nella dieta, sono indispensabili anche i carboidrati (pasta, pane, patate), che contengono zuccheri a
lento rilascio. Non si deve mangiare troppo durante i pasti ma vanno fatti piccoli spuntini con frutta o cibi naturali. Da evitare, merendine e snack
troppo dolci o salati, mentre the, caffè, cioccolato vanno bene, ma nel corso della giornata, in moderata quantità e mai dopo le ore 17.
Il lavoro scolastico va organizzato e gestito con strategie:
- Pianificare lo studio, in modo da dedicargli metodicamente un certo lasso di tempo ogni giorno, senza sentirsi sopraffatti dalla quantità
di materiale da studiare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili e, arrivati al traguardo, ci si deve premiare con un'attività piacevole.
- Rispettare i cicli di attenzione e concentrazione. Queste due capacità sono cicliche e hanno una durata di circa 20-40 minuti (a seconda del
soggetto e del momento della giornata), oltre la quale è necessario alzarsi dalla sedia e distrarsi per 5-10 minuti. Ciò consente alla molla dell'attenzione
di ricaricarsi e alle attività cerebrali di svolgere i processi biochimici necessari a metabolizzare e sistemare le informazioni apprese.
- Fare attenzione all'oblio, poiché uno dei fattori che fanno dimenticare deriva dai processi di interferenza: in pratica, le informazioni apprese
in rapida successione prima e dopo interferiscono con quelle attuali e ne rendono difficile il consolidamento. Perciò è preferibile rallentare il passo e
concedersi una pausa tra un blocco di studio e l'altro.
- Adottare strategie di memorizzazione. Molti si affidano alla memoria visiva, che spesso non è sufficiente, ma, per ricordare meglio, esistono
tecniche semplici e immediate, come le associazioni, le categorizzazioni, le immagini mentali e gli acronimi. Per memorizzare (senza spendere soldi inutili
in tecniche che difficilmente saranno utilizzate), basta sapere che quanto più un'informazione viene elaborata (cioè la commentiamo, creiamo delle
connessioni e associazioni con altre informazioni e le immaginiamo mentalmente) più il nostro ricordo diventa forte e tenace.
Gli aspetti collaterali, di contorno all'attività di studio, non vanno dimenticati:
- Dormire un buon sonno, serve non solo a far riposare il corpo, ma soprattutto la mente. Proprio dormendo, le strutture cerebrali lavorano
intensamente per consolidare, attraverso le molteplici sinapsi create durante lo studio, i ricordi ed eliminare quelli che non servono. Il ristoro
notturno consente al materiale di studio di sedimentarsi e di essere disponibile alla bisogna. Se si riesce, sarebbe opportuno dedicare, ogni tanto,
10-15 minuti alla pennichella, per rigenerare le risorse ed essere più pronti in seguito. Studiare prima o dopo il sonno? È una condizione soggettiva:
tecnicamente, un esperimento ha rilevato che il sonno consente di ricordare meglio un'informazione appresa prima di dormire, piuttosto che dopo che si è
dormito. In linea di massima, la sera è proficua per affrontare il materiale di ripasso o concettuale; il mattino per sviscerare concetti complessi e
dati tecnici.
- Automotivarsi. Perché studiare tanto? Chi ce lo fa fare? La ragione per la quale si è chiamati ad uno studio intensivo dipende da ciascun
individuo. I motivi possono essere tanti e diversi, ma non guasta un'indicazione forte e chiara: ognuno deve trovare in sé un movente più elevato e
nobile del semplice "devo fare gli esami". Questa non è una spiegazione sufficiente a far sopportare lo sforzo richiesto e a far mettere in campo tutte
le risorse personali: anzi, la fatica e lo sforzo si fanno sentire prima ancora del piacere della sfida. Allora, è fondamentale trovare il motivo giusto,
che potrà dare rilievo e prestigio, e immaginare come si sarà "dopo" aver superato gli esami. Questi, per la propria vita e per il futuro, sono un punto
di partenza e non di arrivo.
- Formare ora il ricordo degli esami: in questo periodo, si è talmente immersi nello studio che lo si potrebbe vivere in termini negativi.
Invece, l'evento è positivo perché rappresenta un rito di passaggio alla vita più adulta. È utile fermarsi a pensare a come in futuro si ricorderà
questo momento e, per rallegrare un ricordo che accompagnerà tutta la vita, inserirvi aspetti positivi e momenti di leggerezza.
- Mantenere la vita sociale attiva. Anche nei giorni d'esame, non bisogna rinunciare ad incontrare gli amici e il proprio "amore",
perché aiutano a defaticare e rigenerare le forze e la motivazione. Magari si potrà andar fuori di meno e per un tempo inferiore, ma le uscite
non vanno eliminate. Per gli innamorati, è propizio frequentare, anche in forma ridotta, il partner, ricordando che in questo periodo tutto fa
bene fuorché intrattenersi in estenuanti liti e risentimenti.
ultimo aggiornamento il 23 giugno 2011