CIBI PER LA MENTE

Lo stato intellettivo del cervello sarà stabilito da un software che simula la corteccia cerebrale. Intanto meno prodotti da forno, dolciumi e oli di semi e più spinaci, pesce e olio d’oliva possono garantire lucidità e prontezza del pensiero. di Rosanna Ercole Mellone

dieta mediterranea

Conferme e novità al V Seminario Internazionale “Brain and Nutrition”, promosso da IARG-International Antiageing Research Group, organizzato dalla Fondazione Villa Maria Hospital a Cotignola di Ravenna e presieduto dal premio Nobel per la Chimica Kary Mullis: alla “dieta mediterranea” è stato attribuito il principale ruolo per proteggere e migliorare l’intelletto e una ricerca italiana ha rivelato inediti strumenti predittivi e strategie nutrizionali a favore del cervello.

Alla Clinica Psichiatrica Accreditata Villa Baruzziana di Bologna, per la prima volta, è stata utilizzata la RNA-Rete Neurale Artificiale, un software avanzato, che, in uno studio su 350 soggetti, ha individuato i casi di depressione e i legami tra questa e i livelli di acidi grassi nelle membrane cellulari. Costruita su una base di algoritmi, prendendo a modello la corteccia cerebrale, la RNA permetterà di identificare i markers biochimici-molecolari caratteristici dei diversi disturbi neuropsichici, come spiega il dottor Massimo Cocchi della Fondazione Villa Maria: «Tramite una semplice analisi di laboratorio, si potrà effettuare velocemente la diagnosi e individuare i sani e i diversi tipi borderline, da trattare o meno. Quando possibile, il metodo consente di intervenire tempestivamente per modificare la dieta in modo da ridurre i rischi alimentari connessi alla specifica sindrome».

L’esperimento pilota di Bologna ha scoperto come marker l’acido arachidonico e che la quantità di vitamina E, contenuta soprattutto nell’olio d’oliva, è maggiore nelle membrane cellulari dei depressi, dove è requisita a scopo protettivo. In particolare è stato evidenziato che determinati grassi possono indurre euforia o apprensione e, di conseguenza, attivare o disattivare le capacità mentali, come apprendimento, memoria e associazione di idee. Infatti la comunicazione tra le cellule, regolata con l’invio di neurotrasmettitori e l”ascolto” tramite recettori sulle membrane cellulari, influenza la stabilità dell’umore. Se, per alterazioni lipidiche della membrana, le cellule perdono la loro fluidità, l’equilibrio può spezzarsi e la neurotrasmissione incepparsi. Patrick Holford, fondatore dell’Istitituto per la Corretta Nutrizione di Londra, mette in relazione un maggior Q.I. con l’assunzione di acidi grassi a catena corta, detti “architetti dell’intelligenza”.

Chiamati in causa nella buona funzionalità mentale, sono soprattutto gli acidi grassi essenziali omega-3, forniti, oltre che dal pesce, da spinaci e olio di lino. Ma non da soli, bensì in rapporto ottimale con quelli omega-6. «Purtroppo in Italia è in aumento il consumo di oli di semi per cuocere e friggere e di prodotti da forno e dolciari, fonti di omega-6 che si ossidano facilmente e producono composti tossici, causando danni cellulari», dice Alfonso Siani ricercatore dell’Istituto di Scienze Alimentari del CNR di Avellino, «Secondo dati da codificare, la prevalenza di questi elementi, rispetto agli omega-3, è implicata nella diminuzione delle facoltà cognitive. In Europa, stiamo lavorando con altri gruppi di nutrizionisti per verificare come lo sviluppo e la resistenza futura del sistema nervoso del bambino dipendano dal tipo e dalla qualità dei grassi nella dieta della madre in gravidanza e durante le prime fasi dell’allattamento».

                                          Dieta emozionale

Nel cervello, ogni secondo, avvengono 100.000 reazione chimiche. Il cibo procura le sostanze necessarie al meccanismo e, al tempo stesso, influisce sullo stato psico-fisico. Quando le emozioni non vengono riconosciute o accontentate, automaticamente si cercano gli alimenti preferiti, ritenuti capaci di creare benessere.

«Affidare i desideri insoddisfatti o il nostro IO ideale, teso ad emergere e a restare di moda, a “pozioni magiche” è uno strumento che viene dall’infanzia, dove gnomi e fatine  sono gli “oggetti transizionali” in grado di farci passare nei sotterranei delle difficoltà; ma il principio di realtà, prima o poi, ci chiama ai compiti veri, senza bacchetta magica», avverte la psicologa Mariapaola Graziani del Laboratorio di analisi sensoriale e consumer science del CNR di Avellino, «Bisogna condurre scelte alimentari ragionate e non  istintive o basate  sull’edonismo, a seguito della persuasione commerciale. Migliori performance di memoria e di attenzione si ottengono con un’alimentazione equilibrata, un Sé organizzato e critico e uno stile di vita meno  impacchettato nel “distress”, ovvero nell’eccesso di stress in confronto all’abilità di sostenerlo».

                                             Input

• “Emozioni e Cibo”, E. Abramson, Positive Press (15,49 euro)

• “DisordinataMente”, F.Di Maria, G.Lavanco, C.Lo Piccolo, R.Menarini, Il Pensiero Scientifico Editore (10 euro)

• “La Dieta Antistress”, Michael Lesser, Sperling&Kupfer Editori (16 euro)

ultimo aggiornamento il 30-10-2010

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